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Gli accumulatori per impianti fotovoltaici si distinguono prima di tutto per tecnologia, capacità e contesto d’uso. La scelta dipende prima di tutto da tre dati: potenza dell’impianto in kW, energia da accumulare in kWh e frequenza dei cicli di carica-scarica. In pratica, si passa da batterie per piccole utenze a sistemi di accumulo per applicazioni più estese, con soluzioni da pochi Ah fino a oltre 6000 Ah a scarica lenta.
Le batterie al piombo a vaso aperto sono una soluzione tradizionale per l’ accumulo energetico in ambito solare. Richiedono manutenzione periodica: durante l’elettrolisi il livello dell’elettrolita si riduce e va ripristinato con acqua distillata per mantenere prestazioni e vita utile. Da preferire quando l’impianto è facilmente accessibile e il costo iniziale conta più della gestione nel tempo.
Le batterie AGM e GEL appartengono alla famiglia VRLA (Valve Regulated Lead Acid) e sono sigillate, quindi non richiedono rabbocchi. Il criterio che fa la differenza è la praticità di esercizio: sono adatte quando il locale tecnico è scomodo da raggiungere oppure quando si cerca una gestione semplice. In pratica, trovano impiego in camper, barche, baite isolate e piccoli impianti fotovoltaici off grid.
Le batterie al litio (LiFePO4) sono da preferire quando l’impianto è soggetto a cicli frequenti oppure quando peso, ingombro e profondità di scarica incidono sul progetto. Rispetto al piombo, il peso può ridursi di oltre il 50% e la vita utile può raggiungere valori molto più elevati, spesso nell’ordine di 4000-6000 cicli o più, in base al BMS e alla profondità di scarica. Se c’è un solo dato da tenere a mente, è questo: a parità di energia utile, il litio consente in genere una quota utilizzabile maggiore della capacità nominale.
I supercondensatori rappresentano una tecnologia distinta rispetto alle batterie tradizionali. Ciò che li caratterizza è l’elevatissimo numero di cicli, teoricamente anche nell’ordine del milione, a fronte però di una densità energetica molto diversa da quella richiesta nei normali sistemi di accumulo fotovoltaico. In pratica, sono rilevanti soprattutto in applicazioni specifiche dove contano rapidità di carica e scarica più che autonomia energetica prolungata.
Un sistema di accumulo non si valuta solo dalla batteria: inverter, tensione di lavoro e compatibilità elettrica incidono quanto la capacità espressa in kWh. Ciò che distingue un sistema On Grid da uno Off Grid è la relazione con la rete elettrica: l’On Grid lavora connesso alla rete e privilegia autoconsumo e gestione dei carichi, mentre l’Off Grid deve garantire continuità anche in assenza totale di rete. Stessa logica valida per gli inverter: 48 V è una configurazione tipica nei sistemi isolati di piccola e media taglia, mentre nelle applicazioni residenziali e industriali connesse alla rete entrano in gioco architetture ibride e potenze superiori.
TopSolar struttura l’offerta in sistemi di accumulo completi con inverter, in configurazione On Grid e Off Grid, con combinazioni come Solis + Dyness, Growatt + Dyness e DEYE. La scelta dipende prima di tutto dalla taglia dell’ impianto fotovoltaico: per un residenziale da 3-6 kW si valutano in genere accumuli da 5 a 15 kWh, mentre per applicazioni superiori serve un dimensionamento basato sui profili reali di consumo e sulla potenza di picco richiesta.
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